Ferretti Group protagonista al Boot di Düsseldorf con 5 brand, ma prosegue la contesa per il controllo della holding italo-cinese
Tra i grandi protagonisti italiani presenti al Boot di Düsseldorf spicca Ferretti Group, che oltre al nuovo Ferretti 720, primo yacht della gamma flybridge realizzato nel nuovo stabilimento di Ravenna (vedi altro articolo su questo sito), schiera una flotta di grande prestigio, che comprende l’Itama 54, il Dolceriva, il Pershing 6X e il Wallytender 48, imbarcazioni in grado di coprire la parte alta delle più diverse fasce di mercato, a testimonianza di una verve progettuale che non conosce pause.

Girando tra gli stand del salone tedesco, ovvero della più importante fiera indoor del mondo, si ha dunque l’impressione di avere sott’occhio una delle realtà più articolate e interessanti del made in Italy nautico. Tutto ciò premesso, c’è però un “dietro le quinte” tutto da scoprire, che testimonia un dinamismo aziendale che va oltre la progettazione e l’esibizione di nuovi modelli. Non è dato sapere quanto interessi al grande pubblico, ma alla luce degli eventi succedutisi negli ultimi tempi vale la pena “fare il punto” su cosa si muove all’interno della holding italo-cinese guidata dall’avvocato Alberto Galassi.
Proprio mentre a Düsseldorf si svolgeva la conferenza stampa di presentazione delle imbarcazioni esposte, da Milano veniva diffusa la notizia che Bader Nasser Al-Kharafi, imprenditore kuwaitiano di grande rilievo, appartenente alla famiglia Al-Kharafi, una delle più potenti dinastie mercantili del Medio Oriente, ha acquisito una partecipazione del 3% in Ferretti Group. “L’investimento – è stato spiegato - rientra nella più ampia strategia di Bader Nasser Al-Kharafi volta a costruire un portafoglio globale focalizzato su asset di prestigio e su aziende di elevata qualità, ben gestite e con forte potenziale di crescita”.
Al-Kharafi ricopre, tra l’altro, il ruolo di presidente di Boursa Kuwait, è vice presidente e Group CEO di Z Group, vicepresidente di Gulf Cables ed è membro dell’Investment Advisory Board di Co Bank UK, oltre a ricoprire numerosi altri incarichi di rilievo. La sua holding di investimenti privati, BNK Holding KSCC, vanta interessi diversificati nei settori Oil & Gas, retail, food & beverage, industriale, costruzioni, EPC, automotive e tecnologia, ed è distributore ufficiale di Volvo e Polestar in Kuwait, oltre che rappresentante di Bang&Olufsen nel Paese. Se non bastasse, è azionista di Coca-Cola Kuwait e ne fa parte come membro del consiglio di amministrazione. Insomma, una potenza.
Sembrerebbe dunque un ingresso “importante”, accolto con grande piacere dal Ceo Galassi, costretto negli ultimi tempi a destreggiarsi, nonostante i grandi successi commerciali e i conti in ordine, tra continue manovre di azionisti irrequieti, in testa i cinesi di Weichai, detentori del 38,3%. I quali da tempo danno l’impressione di voler cambiare gli assetti societari (eventualità possibile in vista del prossimo consiglio d’amministrazione), lamentandosi per essere stati sempre costretti a un ruolo marginale, mai decisivo su progetti e strategie.
L’attuale cda del gruppo è formato da 9 membri, di cui 6 di espressione della proprietà asiatica. Gli altri membri del cda sono l’amministratore delegato Galassi, l’amministratore e presidente non esecutivo Piero Ferrari (con il 4,63%, non più del 13%, come in una fase iniziale) e l’amministratore indipendente non esecutivo Stefano Domenicali. Altri italiani titolari di quote sono l’imprenditore Danilo Iervolino, con un 5,2% circa, e la famiglia Bombassei con un 2% circa. Ci sono poi una ventina di fondi istituzionali che formano una quota aggregata di circa il 14%. Tutti azionisti che potrebbero voler dire la loro in assemblea.
Con la serie di acquisti dell’ultimo mese, gli azionisti di controllo stanno puntellando la loro partecipazione, probabilmente per disinnescare la possibile presentazione (a margine dell’assemblea degli azionisti) di un’eventuale lista di minoranza per il rinnovo del cda. Ciò detto, novità importanti si sono registrate negli ultimi giorni. Tra queste, la decisione del consigliere Jin Zhao di assicurarsi, attraverso varie operazioni distinte, 235.000 azioni per un totale di quasi 850.000 euro (su una capitalizzazione di mercato della holding superiore a un miliardo). Altra mossa strategica, registrata proprio nelle ultime ore, il tentativo di Kkcg Maritime (gruppo di investimento e innovazione facente capo all’imprenditore ceco Karel Komárek che gestisce un’ampia gamma di aziende e utilizza le proprie risorse per trasformare i settori industriali) di raggiungere il 29,9% con un’offerta pubblica d’acquisto parziale.
Possibile? Cambieranno davvero gli assetti di Ferretti Group dopo l’approvazione del bilancio 2025 e la scadenza dell’attuale consiglio d’amministrazione? Vedremo. Intanto, con una nota formale, Kkcg ha annunciato pubblicamente la succitata opa e ufficializzato l’intenzione di aumentare la propria partecipazione dal 14,5% al 29,9% del capitale sociale di Ferretti. Al completamento dell’offerta, Kkcg Maritime intende esercitare i diritti di voto, come incrementati a seguito dell’opa parziale volontaria, a sostegno dell’elezione dei candidati al Cda che proporrà nel contesto della prossima assemblea degli azionisti.
L’offerta – è stato spiegato - non è finalizzata al delisting delle azioni Ferretti e, in ogni caso, non porterà Kkcg Maritime a superare la soglia del 30%, che farebbe sorgere l’obbligo di promuovere un’opa obbligatoria, ai sensi della normativa italiana e di quella di Hong Kong.
In una dichiarazione alla newsletter quotidiana di Super Yacht 24, Karel Komárek, fondatore e presidente del cda di Kkcg, ha commentato: “Questa offerta riflette l’ambizione di rafforzare il nostro investimento a lungo termine in Ferretti Group e di contribuire alla sua crescita e allo sviluppo futuri. La nostra comprovata esperienza nella creazione di valore si basa su un approccio di investimento attivo, incentrato su una governance partecipativa, un team di gestione esperto e un impegno strategico a lungo termine. Faremo leva sulla nostra esperienza consolidata per sostenere le opportunità di crescita di Ferretti nell’attuale dinamica globale del settore”.
L’iniziativa del fondo ceco va comunque in parallelo con quella dell’azionista principale Weichai Group, che dal 12 dicembre scorso ha concluso, come detto, una serie di acquisizioni che l’hanno portata a superare il 38,2% del capitale, facendo guadagnare al titolo un 30% dall’inizio degli acquisti.
Secondo gli esperti di Milano Finanza, “che vi siano attriti tra l’azionista cinese e il management del gruppo guidato dall’amministratore delegato Alberto Galassi non è un mistero: la proprietà asiatica soffre la marginalizzazione dei propri rappresentanti nei processi decisionali dell’azienda, e a tal riguardo, nel corso del 2025 il board ha già visto integrazioni e rimpasti, tra cui la nomina di Hao Qinggui come nuovo presidente (agosto 2025) e l’avvicendamento di alcuni consiglieri in sostituzione di membri dimissionari per sopraggiunti limiti di età”. Tutti da scoprire gli sviluppi. Ma una cosa è certa: finora Galassi ha navigato senza tentennamenti nel mare in tempesta, tra scogli e squali, e tutto lascia pensare che la flotta di Ferretti Group continuerà a superare anche le burrasche più dure.




