La Invicta

Pebble Beach festeggia il centenario di Invicta, eccellenza italiana fra vittorie e fallimenti

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A parte i riferimenti al settore dell'abbigliamento sportivo, il nome Invicta è poco conosciuto nel nostro Paese. I super appassionati di motori sanno dell'esistenza di una Invicta Racing che gareggia - anche con piloti italiani - nella Formula 2. E gli studiosi della storia dell'industria automobilistica nazionale probabilmente hanno in qualche remota 'cartellina' pochi riferimenti alla torinese Invicta (marca dello Stabilimento Meccanico Carlo Mantovani & Cia) che vennero prodotte attorno al 1906 nelle varianti 6/8 hp e 10/12 hp. Per i britannici questa marca - che verrà festeggiata domenica 17 al Concorso di Eleganza di Pebble Beach con un'apposita classifica - ha invece un grande valore perché s'identifica con una celebre Casa automobilistica, nota anche per le vittorie d'inizio secolo.

Prima della nascita nel 1925, il creatore di Invicta Noel Macklin si era già cimentato nell'emergente industria motoristica, realizzando inizialmente la sfortunata Eric-Campbell, alimentata da un motore Coventry-Simplex da 1,5 litri. La produzione era iniziata nel 1918 e le Eric-Campbell si erano subito distinte in gare di velocità in salita e prove, ma Macklin lasciò l'azienda nel 1921. Seguì per un breve periodo la Silver Hawk, ma l'interesse di Macklin era rivolto all'innovazione. L'obiettivo era di costruire un'auto con le caratteristiche di un veicolo a vapore (fluidità e molta coppia) ma che funzionasse a benzina. Macklin ottenne il sostegno di Oliver Lyle, il produttore di zucchero, e nel 1925 fu fondata la Invicta, con sede produttiva a The Fairmile, Cobham, nel Surrey, in edifici situati nel parco dietro la casa di Macklin.

I finanziatori Oliver e Philip Lyle non amavano dover cambiare marcia e desideravano un'auto sufficientemente potente ed elastica da «rendere superfluo di azionare il cambio». Le prime Invicta utilizzavano un motore Meadows 6 cilindri 2,5 litri, montato su un telaio piuttosto leggero, che offriva buone prestazioni. Il debutto nelle competizioni avvenne con il contributo della cognata di Macklin, Violette Cordery, tra le prime donne pilota. L'Invicta si dimostrò performante e vinse diversi premi a Southport Sands e in altre località. Nel 1926 la cilindrata fu aumentata a 3 litri e il motore più grande si dimostrò vincente, tanto che l'Invicta conquistò diversi record, tra cui il record di lunga distanza a Monza e il record di 5.000 miglia a Monthery, con una velocità media di 114 km/h.

Forte di questo successo, Violette Cordery compì tra l'altro un viaggio intorno al mondo con un osservatore del RAC a bordo, per consolidare ulteriormente la fama di l'affidabilità dell'Invicta. Nel 1928 la cilindrata del motore Meadows fu ulteriormente aumentata, questa volta a 4,5 litri. Nel 1929 la signorina Cordery utilizzò una di queste nuove auto per affrontare la sfida di raggiungere una velocità media di almeno 96,56 km/h per 48mila km sul circuito di Brooklands. All'epoca, questa era considerata una missione impossibile, ma l'Invicta da 4,5 litri completò la distanza con una velocità media di 99,97 km/h. Nel 1930, all'Olympia Motor Show, Invicta presentò la sua nuova S Tipe a telaio ribassato da 4,5 litri e con una velocità massima di 160 km/h.

La S Type si dimostrò presto un'eccellente auto da competizione e, nelle mani di Donald Healey, vinse il Rally di Monte Carlo nel 1931. L'anno seguente Invicta produsse un altro modello, ma questa volta con un motore Blackburne da 1,5 litri, nella speranza che un'auto più economica potesse attrarre un mercato più ampio e salvare l'azienda dalle devastazioni della Grande Depressione, ma purtroppo non fu così. Invicta finì per essere messa in amministrazione controllata e continuò a zoppicare fino al 1935, costruendo le ultime auto in Flood Street, a Chelsea. Il nome Invicta riapparve nel 1946 quando una nuova azienda con sede a Virginia Water iniziò a produrre l'Invicta Black Prince. L'auto fu progettata da William Watson (che in precedenza aveva lavorato per Noel Macklin ed era responsabile della progettazione della S Type Invicta prebellica).

L'avanzatissima e complessa Black Prince - ricordano gli esperti dell'Invicta Owners Club - era alimentata da un motore Meadows, ma utilizzava un convertitore di coppia Brockhouse al posto di un cambio convenzionale. L'azienda produsse sedici auto, prima di chiudere i battenti nel 1950. Per un lungo periodo il nome Invicta rimase inattivo, ma fu ripreso agli inizi del 2000 da Michael Bristow, che fondò la Invicta Car Company a Chippenham, nel Wiltshire, e produsse la coupé Invicta S1. Lanciata al British Motor Show del 2002, la modernissima Invicta aveva un motore Ford V8, con una carrozzeria in carbonio e telaio space-frame. L'azienda ne ha prodotte solo un piccolo numero per chiudere i battenti nel 2012.

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domenica 17 agosto 2025 - Ultimo aggiornamento: 14-10-2025 13:12