Monopattini elettrici, più traumi cranici e lesioni interne di moto e bici. Lo dice la scienza (e i dati)

Monopattini elettrici, più traumi cranici e lesioni interne di moto e bici. Lo dice la scienza (e i dati)

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Negli ultimi anni i monopattini elettrici hanno trasformato la mobilità urbana. Per molti rappresentano una soluzione pratica, silenziosa ed ecologica per coprire l’ultimo tratto tra la stazione e il luogo di lavoro; per altri sono diventati un vero e proprio mezzo di trasporto quotidiano. Dietro questa apparente semplicità, però, si nasconde un profilo di rischio che merita particolare attenzione.

A evidenziarlo è un ampio studio britannico pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature. I ricercatori hanno incrociato oltre 38.000 documenti relativi a traumi e utilizzo dei monopattini, mettendo a confronto i dati provenienti dagli ospedali con quelli relativi a milioni di viaggi effettuati in 18 città britanniche. Il risultato è significativo: rispetto a motociclisti e ciclisti, gli utilizzatori di monopattini presentano un rischio maggiore di riportare alcuni traumi particolarmente gravi, soprattutto a carico della testa, degli organi interni e dei vasi sanguigni.

Uno studio basato su milioni di chilometri

La ricerca ha utilizzato due importanti fonti di dati: la prima è il Registro Nazionale dei Grandi Traumi di Inghilterra e Galles, relativo al periodo 2020-2022, che comprende oltre 15.000 pazienti ricoverati per traumi gravi o potenzialmente mortali. La seconda è costituita dai dati di sicurezza forniti da Voi Technology tra il 2020 e il 2024, relativi a più di 33 milioni di viaggi e 77,8 milioni di chilometri percorsi con monopattini a noleggio in 18 città.

L'incrocio di queste informazioni ha permesso di analizzare il fenomeno da due prospettive: da un lato gli incidenti più gravi trattati negli ospedali, dall’altro la frequenza degli episodi avvenuti durante l’utilizzo quotidiano dei mezzi.

Perché il monopattino può provocare traumi così gravi?

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda i traumi cranici: dopo aver corretto i dati in base all’età, i ricercatori hanno rilevato che il 36% delle lesioni negli adulti coinvolti in incidenti con monopattini riguarda la testa.

Rispetto ai motociclisti, chi utilizza un monopattino presenta un rischio circa 3,45 volte maggiore di subire un trauma cranico o cerebrale. Il rischio è superiore anche rispetto ai ciclisti, con un aumento di circa 1,74 volte.

Il dato può sembrare controintuitivo, considerando che una moto raggiunge velocità molto più elevate - una possibile spiegazione risiede nella particolare dinamica delle cadute dal monopattino.

Il conducente viaggia in posizione eretta, con il baricentro relativamente alto e spostato in avanti e quando la piccola ruota anteriore incontra improvvisamente una buca, un cordolo, un binario del tram o un'altra irregolarità, il mezzo può arrestarsi bruscamente mentre il corpo continua la propria traiettoria in avanti. Ne può derivare una caduta diretta verso il suolo, con un elevato rischio di impatto della testa.

A questo si aggiunge un altro elemento fondamentale: l'uso molto limitato del casco. Nel registro dei traumi gravi, soltanto il 5,9% dei conducenti di monopattino risultava protetto dal casco, contro il 75,7% dei motociclisti e il 45% dei ciclisti. Nei dati relativi ai viaggi di monopattini a noleggio, la percentuale scendeva addirittura allo 0,77%.

Il pericolo del manubrio

Il rischio non riguarda soltanto la testa, lo studio evidenzia anche una maggiore incidenza di traumi agli organi interni e ai vasi sanguigni.

Il rischio relativo di trauma vascolare risulta infatti più che triplicato rispetto ai motociclisti, con un RR di 3,24. Anche le lesioni agli organi interni risultano più frequenti, con un aumento del rischio di circa il 46%.

In questo caso un ruolo importante potrebbe essere svolto dal manubrio. In caso di arresto improvviso, il corpo del conducente può essere proiettato in avanti e l'addome può colpire violentemente le estremità rigide delle manopole. Un impatto di questo tipo può provocare lesioni alla milza, al fegato o ai principali vasi sanguigni.

Il problema può essere particolarmente rilevante nei bambini e negli adolescenti, per i quali l'altezza del manubrio può coincidere maggiormente con la zona addominale.

Non tutti i traumi, però, risultano più frequenti perchè gli utilizzatori di monopattino riportano meno fratture ossee rispetto ai motociclisti, con un rischio ridotto di circa il 20%. La differenza potrebbe essere legata alla maggiore energia degli impatti in moto e al coinvolgimento degli arti inferiori nelle collisioni.

Donne, giovani e condizioni urbane

L'analisi ha evidenziato anche differenze legate al genere, all'età e al contesto urbano.

Gli uomini rappresentano circa il 67% degli utilizzatori, ma tra le persone coinvolte in incidenti le donne hanno mostrato una probabilità maggiore di riportare lesioni severe, con un odds ratio pari a 2,13. Gli autori avanzano diverse possibili spiegazioni, tra cui differenze antropometriche ed ergonomiche e un utilizzo più frequente di marciapiedi o superfici irregolari per evitare il traffico.

Particolare attenzione merita inoltre il dato relativo ai minorenni. Il 16,2% dei traumi associati ai monopattini ha riguardato bambini e adolescenti, contro il 6,2% registrato per le moto e l'8,9% per le biciclette. Nei più giovani, traumi cranici e lesioni al volto rappresentano una parte particolarmente importante degli incidenti.

Anche il contesto socioeconomico sembra avere un ruolo. Nei quartieri più svantaggiati la frequenza degli incidenti risulta maggiore, probabilmente anche per la maggiore densità di traffico e incroci e per la minore disponibilità di infrastrutture dedicate. Nelle aree più benestanti, invece, gli incidenti sono meno frequenti ma possono risultare più gravi quando le condizioni della strada favoriscono velocità maggiori.

Come rendere più sicuri i monopattini?

Lo studio non mette in discussione l'utilità della micromobilità elettrica, ma evidenzia la necessità di intervenire sia sulla progettazione dei mezzi sia sulle infrastrutture e sui comportamenti degli utenti.

Tra le possibili soluzioni vengono indicate una maggiore diffusione del casco, anche attraverso sistemi integrati nei servizi di sharing, e una riprogettazione dei monopattini. Ruote di diametro maggiore, sistemi di sospensione più efficaci e manubri con estremità arrotondate o deformabili potrebbero ridurre le conseguenze degli impatti.

Un altro elemento fondamentale riguarda le infrastrutture: separare la micromobilità dal traffico automobilistico veloce e, allo stesso tempo, dai pedoni rappresenta una delle strategie più importanti per ridurre il rischio di collisioni.

Il monopattino elettrico può quindi continuare a essere uno strumento utile per rendere gli spostamenti urbani più flessibili e sostenibili, ma la sua apparente semplicità non deve far dimenticare che si tratta di un vero veicolo, capace di provocare traumi anche molto gravi.

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mercoledì 12 agosto 2026 - Ultimo aggiornamento: 20:20 | © RIPRODUZIONE RISERVATA