• condividi il post
MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
Kimi Andrfea Antonelli sul podio di Montecarlo con i principi Alberto e Charlène

Kimi, il super predestinato: Verstappen e Hamilton lo incoronano con ammirazione, rispetto ed affetto

di Giorgio Ursicino

È già un principe del volante. Ma sembra destinato a diventare un re. Anzi, un imperatore. Per capirlo basta vedere come lo trattano i sovrani veri, i piloti più vincenti di tutti i tempi che sono ancora in attività. Difficile trovare qualcun altro fenomeno capace di attrarre tanta ammirazione ed affetto, rispetto e simpatia. Sabato, pur dovendosi inchinare al teenager per soli 43 millesimi di secondo, Max Vertappen sembrava aver fatto la pole tanto era lo slancio ed il sorriso con cui era balzato a fare i complimenti a Kimi. Certi campioni sanno esattamente lo spessore di un’impresa e l’olandese era consapevole di cosa servisse per essere andato più veloce di lui.

Non su un tracciato normale con tanto di vie di fuga, ma nel budello del Principato dove i guardrail sono sempre li pronti a darti un ceffone. La musica è cambiata in meglio la domenica. Al posto dello spigoloso super Max, che è dolce solo con la freccia tricolore, c’era sua maestà Hamilton, l’unico driver al mondo ad aver dominato più di cento gran premi e conquistato oltre cento pole. Lewis si è sbrigato a scendere dalla sua Ferrari e, senza curarsi di alcuno, è andato dritto verso la sua ex monoposto per complimentarsi sinceramente con il nuovo asso.

Anche in questo caso un vero capobranco riconosce il lupacchiotto di razza sopraffina, quelli che nascono ogni tanti anni. Che a Kimi per togliergli il gran premio di Montecarlo avrebbero dovuto sparargli, l’esperto inglese l’aveva intuito dopo quattro curve. La leggenda britannica è rimasta però di stucco per quello che ha fatto il ragazzo dopo la seconda partenza da fermo. Imboccata la curva in salita della Sainte Dévote, il bolognese aveva la coppa in saccoccia e poteva controllare la situazione con tranquillità. Invece Kimi appariva nitroglicerina e si è lanciato come un assatanato verso il traguardo.

In appena otto giri ha rifilato un secondo a tornata a Lewis che stava guidando da maestro, dandone due al giro agli altri avversari. Roba da non credere. Ha fatto il giro più veloce 1’13”481, un tempo da qualifica con il quale sarebbe entrato in Q3. Hamilton è riuscito a stampare 1’14”643, un secondo e due decimi in più, dal terzo in poi oltre due secondi di ritardo. Un’eternità, uno sport diverso. Certe dimostrazioni di forza non richieste escono fuori grazie al talento, all’istinto. Non si possono insegnare ne, tanto meno, affinare.

Toto Wolff, il suo secondo padre, il manager che ha avuto l’incoscienza di infilarlo nell’abitacolo di una F1 quando era ancora minorenne, si è scomodato per andare sul palco principesco a ritirare personalmente la coppa del costruttore. Era tempo che non lo faceva e non è stato certo spinto da motivi nobiliari. Di fronte a tanta classe, impossibile rimanere impassibili. Toto, furbo come una volpe, ha cercato di scusare l’adolescente per la troppa superiorità.

«Abbiamo cercato di invitarlo a rallentare, ma quella era la sua andatura. È fatto così...», ha chiosato con un orgoglio che avvolgeva il Principato. Povero Russell, c’è da capirlo: sembra finito in un frullatore e non sa come uscirne. George parla da solo, si chiede che forse la macchina si addice poco al suo stile, ma non ci crede nemmeno lui. Ora nel Mondiale l’ha passato anche Hamilton staccato di 66 punti da Kimi che potrebbe andare in vacanza per un paio di GP rimanendo lo stesso in testa. I ragazzi in rosso non hanno scortato entrambi sul podio Kimi come avrebbero meritato per il patatrac di Charles.

In ogni caso le Ferrari, se qualcuno avesse rapito Antonelli, avrebbero fatto doppietta. La SF-26 si è dimostrata consistente sul guidato e Lewis è contento del doppio secondo posto di fila che gli consente di acchiappare la piazza d’onore anche in classifica generale. Proprio il britannico ha anticipato le valutazioni federali e la power unit del Cavallino pare sia inferiore solo alla Red Bull, molto vicina alla Mercedes. L’amarezza del ritiro casalingo quando assaporava un probabile secondo posto ha fatto perdere le staffe al padrone di casa che ha sbandierato in mondovisione un argomento riservato e delicato da trattare con le parola giuste anche nei briefing riservati.

Leclerc ha tirato in ballo i freni definendoli inadeguati e facendo partire un risentito, ma educato comunicato dalla Brembo che è fornitore da mezzo secolo del Cavallino Rampante. F1 e vetture di produzione, una partnership di eccellenza assoluta della quale entrambe le aziende fanno fiere. Senza entrare nel merito della vicenda e avventurarsi nei particolari, quanto meno l’argomento meritava riserbo. Ma Charles è fatto così, è un ferrarista dentro e quando la delusione è tanta a caldo dice esattamente le cose che pensa. Forse qualche volte è meglio usare un giro di parole...

  • condividi l'articolo
martedì 9 giugno 2026 - Ultimo aggiornamento: 11-06-2026 12:18 | © RIPRODUZIONE RISERVATA