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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
Kimi Antonelli festeggia la vittoria al gran premio di Miami

Kimi Antonelli è già fra i grandi: le similitudini con Hamilton e Verstappen, ma anche con Senna e Schumacher

di Giorgio Ursicino

C’è il rischio di sentirsi un re. Quasi un imperatore. E i fatti sono lì a confermarlo. Le imprese di Kimi Antonelli meritano il confronto solo con i campioni più grandi e sarebbe lecito per il ragazzo sentirsi più che un predestinato. D’altra parte, quando concretizzi prestazioni che non hanno mai realizzato neanche Hamilton e Verstappen, e si devono scomodare leggende come Senna e Schumacher per fare paragoni, il rischio di montarsi la testa è dietro l’angolo. Per quanto riguarda gli italiani per trovare qualcosa di simile a Kimi bisogna tornare indietro di tre quarti di secolo: il Mondiale di F1 era appena nato e la Ferrari pure e certe scorribande autoritarie le disegnava Alberto Ascari in sella al giovane Cavallino, l’unico driver tricolore capace di laurearsi campione del mondo.

Il bolognese, però, non sembra correre neanche questo rischio. Prima papà Marco, pilota di razza che non ha avuto modo di esternare il suo valore, e poi Toto Wolff, il super manager che è anche il team principal più vincente di tutti i tempi, hanno allenato Andrea anche da questo punto di vista. La cosa fondamentale nel motorsport è avere i piedi ben piantati a terra, infilare un obiettivo dietro l’altro come fossero mattoncini e non dar mai per sconfitti i rivali. Kimi, anche in questo, è bravino. Mai una dichiarazione sopra le righe, mai un atteggiamento strafottente.

Diventa un tipo molto tosto solo quando abbassa la visiera e si infila nella Freccia d’Argento, anche perché a quel punto non si vede il volto da ragazzino educato. È solo un anno che sta nel Circus, ma tutti hanno imparato a rispettarlo come un capobranco. Più di tutti i capobranco veri come Lewis e super Max che lo trattano alla pari. A chi vive a 300 all’ora, il baby ha già mandato i messaggi che contano, ha già fatto vedere di che pasta è fatto. Su tre pilastri d’acciaio ha basato la sua carriera: la velocità straordinaria data dal talento, la freddezza che gli consente di rimanere ad un passo dal limite con nonchalance e una buona dose di modestia.

Questi aspetti messi insieme valgono più delle vittorie che possono arrivare anche per circostanze favorevoli. Domenica in Florida Kimi ha ricordato tantissimo Verstappen nel Gran Premio di Spagna 2016 a Barcellona. Era il 15 maggio e Helmut Marko e Chis Horner decisero di mettere nella Red Bull lo sbarbatello Max che aveva poco più di 18 anni. Il tulipano partì quarto, dietro alle inarrivabili Mercedes di Hamilton e Rosberg ed a fianco del compagno Ricciardo. Andate ko le Stelle con uno scontro fratricida, dopo aver fatto le soste ai box, Max si ritrova in testa con alle spalle Raikkonen con la Ferrari.

In pochi avrebbero scommesso che Verstappen sarebbe stato in grado di resistere agli assalti dell’esperto avversario. Invece, con una freddezza fuori dal comune, Max non tenne conto della Ferrari, che pur era a un tiro di schioppo, e continuò a correre come stesse da solo fino alla bandiera a scacchi. Fiducia immensa nei propri mezzi, come ha fatto Kimi con Norris: il campione del mondo si è trovato davanti un muro refrattario a qualsiasi attacco. Un altro aspetto mostra come Antonelli sia temuto e rispettato dai colleghi. Sabato Leclerc lo avrebbe attaccato al muro e si è molto lamentato per radio di quanto fosse tosto il ragazzino nel corpo a corpo. Charles, si sa, a caldo è focoso e davanti alle telecamere si è scusato con il giovane collega.

Una cosa simile, ma molto più plateale accadde, fra Senna e Schumacher. Ayrton era un eroe, già tre volte campione del mondo, Michael poco più di un esordiente. Nel GP di Francia del 1992 a Magny-Cours, al primo giro, il tedesco spedì il brasiliano fuori pista. Appena gli capitò a tiro, davanti alle telecamere, Ayrton spiegò con calma al rivale che così non si fa. Schumi non replicò, ma forse non gradì molto. Pochi giorni dopo in Germania i due si ritrovarono a contatto e furono scintille: i meccanici della McLaren dovettero fermare il paulista intenzionato a risolvere con le mani il contenzioso. I super campioni si accorgono subito quando arriva qualcuno che può scalzarli dal trono.

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martedì 5 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 12:10 | © RIPRODUZIONE RISERVATA